ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

La Guerra delle due Rose

di Ornella Mariani
La rosa rossa, simbolo dei Lancaster La rosa bianca, simbolo degli York

Guerra delle due Rose fu quello strappo dinastico che insanguinò l’Inghilterra da 1455 al 1485, impegnando due diversi rami della dinastia regnante dei Plantageneti: i Lancaster e gli York, i cui rispettivi stemmi erano simboleggiati da una rosa rossa e da una rosa bianca ed i cui rispettivi capostipiti furono i fratelli Giovanni di Gaunt ed Edmondo di Langley quartogenito e quintogenito di Edoardo III.

Il conflitto si distinse in quattro fasi: dal 1455 al 1460, con affermazione degli York; dal 1460 al 1461, con rivalsa dei Lancaster; dal 1461 al 1469, con nuovo trionfo degli York; dal 1470 al 1483, con caduta e ritorno degli York; dal 1483 al 1485, con la pace e l’ascesa dei Tudor.

Nel 1399,la corona era in possesso di Enrico IV di Lancaster, figlio di Giovanni di Gaunt. Gli era succeduto Enrico V, autorevole politico e valente soldato: egli aveva inflitto numerose e pesanti sconfitte ai Francesi e si era fatto riconoscere erede di Carlo VI al trono di Francia, col Trattato di Troyes del 1420. Sotto il demente Enrico VI, incoronato nel 1422, la Monarchia prese a vacillare ed ebbe bisogno del sostegno del Duca di Suffolk e dell’intrigante Regina Margherita. Proprio grazie al malgoverno di costei e dei suoi favoriti, Riccardo di York, discendente di Lionello d’Anversa Duca di Clarence e figlio di Edoardo III, si fece avanti con la forza delle armi e fece prigioniero il Re: per scongiurare la guerra civile, il Parlamento gli suggerì di assumere la guida del Regno alla morte di Enrico.

L’opposizione di Margherita avviò la guerra, poiché Riccardo fu assassinato a Wakefield. Nel 1461, dopo la vittoria di Towton, il suo secondogenito Edoardo IV fu incoronato; ma i contrasti erano più vivi che mai: seppur rinchiuso nella Torre di Londra, Enrico VI era vivo e costituiva un pericoloso punto di riferimento per i suoi partigiani, per i Francesi e per gli Scozzesi interessati al crollo della Monarchia inglese: dieci anni dopo, infatti, a margine di turbolente vicende, egli fu reinsediato e presto nuovamente deposto e assassinato per ordine di Edoardo.

Nel 1478, l'erede al trono Clarence di York fu messo a morte come traditore. Nel 1483 Edoardo morì improvvisamente, cedendo lo scettro al figlio minorenne Edoardo V, sotto la tutela del proprio fratello Riccardo di Glouchester.

Costui eliminò dalla scena il nipote e, sbarazzatosi dei nemici, assunse il titolo di Re come Riccardo III. La sua esperienza di Sovrano si concluse dopo due anni nella Battaglia di Bosworth: in assenza di eredi legittimi, il Conte di Richmond, imparentato coi Lancaster e proclamato Re col nome di Enrico VII della famiglia Tudor, sposò Elisabetta di York conciliando definitivamente i belligeranti.

Gli eventi

La fazione Lancaster fu rappresentata da Re Enrico VI, dalla Regina Margherita d’Anjou, dai Percy Conti del Northumberland, dai Beaufort Duchi di Somerset; la consorteria degli York fu guidata da Riccardo II; dai figli Edoardo di March, Georgio di Clarence, Riccardo di Glouchester, Edmondo di Rutland, dai Neville nei diversi rami dei Conti di Salisbury e Marchesi di Montagu e Duchi di Kent, mentre Richard Neville Conte di Warwick cambiò più volte schieramento.

Gli attriti presero avvìo quando, ereditando dal padre Giovanni di Gaunt il titolo di Duca di Lancaster, Enrico IV di Bolingbroke spodestò il dispotico cugino Riccardo II ed ascese al trono contro la designazione di Roger De Mortimer Conte di March, discendente di Lionello d’Anversa. In seguito, quando ad Enrico V successe Enrico VI, portatore di evidenti disturbi mentali e privo di prole legittima, si fece strada l’esigenza di un governo di tutela.

Fu allora che Riccardo II di York, pronipote di Roger de Mortimer, fece valere la legittimazione  alla successione per via materna e per discendenza paterna. I suoi diritti, tuttavia, furono contrastati dalla Regina Margherita d’Anjou: sostenendo con i Lancaster l’eredità di Roger De Mortimer nel frattempo deceduto, ella difendeva gli interessi   degli eredi di sir George Stanley e di Isabella, primogenita di Edoardo III. Gli York si irrigidirono: l’asserita illegittimità di Enrico VI implicava anche quella dei suoi discendenti. Ulteriori eventi di politica interna, poi, concorsero alla degenerazione della controversia: sotto il governo di Enrico V, l’Aristocrazia si era emancipata dal potere centrale; i Grandi Feudatari avevano preso a lottarsi per il possesso dei feudi e la Guerra dei Cent’Anni era giunta al suo epilogo nel 1453, con la perdita di quasi tutti i possessi inglesi in Francia. In Inghilterra, pertanto, era approdata una moltitudine di pericolosi mercenari cui, a sfinimento dell’instabile governo, si saldavano le pressioni dei Lancaster nello strappare benefici al debilitato Sovrano. Riccardo di York insorse contro la dissoluzione del patrimonio regio; minacciando la guerra civile, si fece nominare Lord Protettore; assegnò ai suoi partigiani cospicui beni territoriali e dette vita ad una autentica caccia alle alleanze.

Le contrapposizioni scivolarono verso lo scontro aperto e la scintilla scoccò nel 1455 quando i Lancaster ed i Duchi di Somerset e Northumberland, profittando di una temporanea ripresa della salute del Re e spalleggiati dalla spavalda Regina, destituirono Riccardo di York con l'accusa di tradimento e malversazione. L’accusato sostenne di non voler rovesciare Enrico VI, ma di voler solo allontanarne da Corte i cattivi consiglieri. Tuttavia le parti si presentarono al regolamento di conti il 22 maggio del 1455, nella Battaglia di saint Albans ove prevalsero gli Yorkisti guidati da Richard Warwick e morirono sia Somerset che Northumberland.

Riccardo II riuscì a catturare il Re, ma fu costretto a reinsediarlo tanto più che la spinosa questione successoria era stata aggravata, due anni prima, dalla nascita dell’erede al trono Edoardo di Westminster.

Durante una visita nelle Midlands, assicuratasi l'appoggio del nuovo Duca di Somerset e trattenuto con sè il consorte, la Regina Margherita revocò a Riccardo l’incarico di Lord Protettore e gli conferì quello di Luogotenente in Irlanda, così allontanandolo dalla Corte.

Durante quella sorta di confino, egli però riannodò le fila dei partigiani: tornato in armi in Inghilterra nell’estate del 1459, dichiarò decaduto Enrico VI e si ricongiunse nel Galles alle truppe del potentissimo Conte di Warwick Richard Neville, detto The Kingmaker.

I Lancaster cercarono di intralciare i movimenti dei due eserciti e di batterli separatamente, ma furono sconfitti nella Battaglia di Blore Heath del 23 settembre.

Gli Yorkisti infuriarono ancora a Ludford Bridge il 12 ottobre successivo; ma la defezione di un Luogotenente ribaltò le sorti dello scontro ed Enrico VI fu reinsediato, mentre i rivali si disperdevano fra Irlanda e Francia.

Riorganizzate le truppe all'estero, il Warwick guidò il rientro yorkista nella trionfale Battaglia di Northampton del 10 luglio del 1460: Enrico VI, di nuovo destituito, fu rinchiuso nella Torre di Londra e Riccardo II entrò nella capitale con gli onori riservati ai Re.

La sua ascesa al trono non fu salutata dai sostenitori, per i quali non era ancora il momento di forzare la mano: fu solo nell’ottobre che egli fece redigere al Parlamento un atto in virtù del quale diveniva erede di Enrico VI che diseredava il figlio Edoardo di Westminster.

Margherita insorse: convocati nuovamente gli alleati ad York, travolse Riccardo nella Battaglia di Wakefield del 30 dicembre, massacrandolo col figlio diciassettenne Edmondo di Rutland.

Le loro teste decapitate furono esposte ed ornate con corone di carta e paglia!

A capo della fazione York subentrò, allora, Edoardo di March: con l'aiuto dei fratelli Riccardo di Gloucester e Giorgio di Clarence, egli reclutò un esercito mentre Margherita, in assenza del Re ancora rinchiuso, propose la vendita della città di Berwick agli Scozzesi per raccogliere denaro utile alla causa: l’iniziativa le alienò le simpatie dell’Aristocrazia inglese, mentre i soldati non pagati si dettero a diserzioni di massa.

Consapevole del disagio economico degli avversari, Edoardo di March incaricò Warwick di radunare altre truppe yorkiste a Londra e contrapporle alle forze della Regina; egli stesso, invece, marciò contro l’armata gallese di Owen e Jasper Tudor, rispettivamente patrigno e fratellastro di Enrico VI e li annientò nella Battaglia di Mortimer's Cross del 2 febbraio del 1461: Lord Owen fu catturati e decapitato, mentre il cui figlio Jasper si dava alla fuga.

Warwick, intanto, appreso che Margherita si accingeva ad entrare nella capitale per liberare il coniuge, la intercettò il 17 successivo a saint- Albans ma ne fu duramente sconfitto: Enrico potette ricongiungersi alla moglie e rifugiarsi verso il Nord del Paese, mentre Edoardo entrava in Londra; denunciava il Re di violazione dell’Atto di accordo; lo dichiarava decaduto; indossava la corona e si accingeva a liquidare definitivamente il rivale.

Postosi, infatti, alla testa di un poderoso esercito con i fratelli ed il fedele Warwick, incontrò gli avversari il 29 marzo del 1461 a Towton ove si combatté forse la più sanguinosa battaglia della storia inglese: dei circa ottantamila belligeranti, oltre ventimila restarono sul terreno.

Gli York avevano stravinto: Enrico VI e Margherita ripararono prima in Scozia e poi in Francia, ove chiesero il sostegno del cugino Luigi XI, mentre i loro partigiani aderivano alla fazione vittoriosa. Ma tempi duri attendevano Edoardo: l’inasprimento fiscale lo rese inviso al ceto medio ed egli stesso, per incomprensibili ragioni, si inimicò il Warwick; lo isolò; ne stroncò le ambizioni; gli negò titoli e riconoscenza; dette assenso alle nozze tra la di lui primogenita Isabella e suo fratello Giorgio di Clarence, ma lo begò invece all’unione della secondogenita Anna col germano Riccardo di Gloucester.

Il grave affronto indusse il pugnace Conte a convincere il genero che Edoardo era indegno della corona: insieme, il 26 luglio del 1469 ad Edgecote Moor, sconfissero e presero prigioniero il Re, costringendolo a convocare il Parlamento a York. In quella sede Edoardo, privo peraltro di prole legittima, si impegnò a rinunciare al trono in favore di Giorgio; tuttavia, inoltrò una segreta richiesta di aiuto al fratello Riccardo che lo liberò, mentre i due ribelli fuggivano in Francia. Non perse occasione Luigi XI per porsi alla testa del ricostituito esercito dei Lancaster e dare supporto ai transfughi: quale pegno della nuova alleanza, sua figlia Anna sposò Edoardo di Westminster, erede di Enrico VI.

Consapevole di non potersi contrapporre al granitico fronte nemico, il Sovrano si rifugiò in Borgogna ove il Duca Carlo il Temerario, ostile alla Monarchia francese, accettò di aiutarlo: a fine marzo del 1471, sbarcato in Inghilterra a capo di un formidabile esercito, Edoardo promise solennemente il perdono al fratello, se gli si fosse presentato prima dello scontro.

Giorgio, che ormai non poteva più sperare nella corona, si arrese; il suocero, invece, accettò di battersi e morì in combattimento a Barnet il 14 aprile.

Anche l’irriducibile Margherita, pur forte di agguerriti mercenari, riportò una completa disfatta nella Battaglia di Tewkesbury del 4 maggio: Enrico VI fu ripreso prigioniero; suo figlio trucidato ed ella stessa arrestata. La Francia riuscì a ottenerne la liberazione solo nel 1475, previo pagamento di un congruo riscatto ma, nel 1482, ella morì sola e dimenticata. La prigionìa del coniuge, invece, durò soli diciassette giorni: il 21 maggio di quel drammatico 1471 egli fu finito a colpi di pugnale avanti all'altare della cappella privata dell’alloggio nella Torre di Londra. In conseguenza di tanto, Jasper Tudor Conte di Pembroke fuggì in Bretagma e, mirando a proteggerlo da Edoardo IV, portò seco il quattordicenne Enrico Tudor Conte di Richmond, figlio di suo fratello Edmondo e pretendente al trono quale successore di Margareth Beaufort a sua volta discendente di Giovanni di Beaufort, erede di Giovanni di Gaunt.

Dodici anni più tardi, sul letto di morte, il Sovrano tentò di ripianare i dissapori designando Lord Protettore del Regno il suo ultimo fratello vivente Riccardo di Glouchester; affidandogli i figli Edoardo e Riccardo, rispettivamente di dodici e dieci anni e designando un Consiglio di tutela per la minorità del primogenito.

Quelle disposizioni generarono ulteriori turbolenze per l’odio nutrito dalla intera Corte nei confronti della Regina Catherine Woodville e dei suoi parenti che, estratti da Nobiltà minore, avevano usurpato titoli e ricchezze: ordinata la decapitazione di tutto il seguito del giovane Re, Riccardo di Glouchester simulò di prendere sotto la sua tutela i nipoti e li persuase ad alloggiare per sicurezza nella Torre di Londra fino all’incoronazione del primo, la cui madre ed un fratellastro erano scampati alla strage rifugiandosi nell’abbazia di Westminster. I due fanciulli accettarono il consiglio dello zio ed entrarono nel tetro edificio nell’estate del 1483 per non uscirne mai più. Poco dopo, il Lord Protettore presentò al Parlamento alcuni testimoni che giurarono di aver presenziato al fidanzamento di Edoardo IV con un’altra Nobile, appena prima di sposare Catherine Woodville: poiché a quel tempo il fidanzamento era considerato un pre-matrimonio, ne conseguì che la loro unione coniugale era illegittima e, pertanto, illegittima anche la prole. Con un atto passato alla storia col nome di Titulus Regius, pertanto, Riccardo cinse la corona. L’evento ridestò l’interesse di quell’Enrico Tudor Conte di Richmond, ormai adulto ed intenzionato a far valere i suoi diritti: egli sbarcò in Inghilterra nel 1485 ed ingaggiò battaglia contro l’usurpatore il 31 agosto a Bosworth. Due delle più importanti Baronie inglesi: Thomas Stanley Conte di Derby ed Henry Percy Conte di Northumberland disertarono la causa di Riccardo che cadde in campo.

Enrico si fece incoronare a Londra col nome di Enrico VII: per suggellare la pace, quale erede della casa dei Lancaster sposò Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV.

Il loro figlio Enrico VIII ereditò il trono, per nascita e sangue.

Dalla annosa lotta fratricida, era così nata la dinastia Tudor che rafforzò il prestigio della Corona e spianò la via allo Stato moderno, nella concezione assolutistica della Monarchia.

Bibliografia:

L. Gatto: Storia universale del Medioevo
E. Garin: Medioevo e Rinascimento
V. Ponzilacqua: Le Battaglie della Guerra delle due Rose


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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"
Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006)

Aprile 2007, "Profili di perle. Donne nella storia", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo).

L'11 agosto 2007 ha concluso un accordo di programma col Paleoantropologo Prof. Francesco Mallegni dell'Università di Pisa per pubblicare, assieme all'antropologo Giacomo Michelini, un gruppo di monografie in termini scientifico/storici. La prima riguarderà Enrico VII.

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